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Tutorial Corso per tecnico del suono: lezione 2 A - come scegliere i microfoni

Discussione in 'Finalizzazione e Mastering' iniziata da Francesco Nano, 8 Giu 2011.

  1. Francesco Nano

    Francesco Nano Partecipante

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    Ciao a tutti da Francesco Nano di Scuolasuono.it! Siamo arrivati alla seconda puntata del corso per tecnico del suono base: quest’oggi parleremo di microfoni e di tecniche di ripresa microfoniche.

    Al solito, gli argomenti trattati, non intendono essere completi ed esaustivi ma, nello spirito di questo corso per tecnico del suono base gratuito, la trattazione verrà orientata in maniera che, i musicisti che per la prima volta si affacciano all’argomento recording, possano avere un’idea più precisa sull’argomento. Prima di entrare nel vivo della discussione desidero ricordarti che per ulteriori dubbi o se hai voglia di pormi delle domande puoi rispondere a questa discussione; inoltre, mi piacerebbe conoscere il tuo setup ed il tuo modo di lavorare quindi posta pure in risposta!

    Infine, prima di entrare nel vivo della discussione desidero ricordarti che, ai piedi di questo articolo, troverai innumerevoli risorse multimediale dedicate a chi è realmente intenzionato a diventare tecnico del suono: tanto per citarne una... l'audio intervista ad Enrico La Falce, fonico storico di Jovanotti, ma ce ne sono anche altre...

    Come sono solito fare partiamo con una domanda, la domanda tipica, quella che, chiunque si approcci al mondo della recording, prima o poi, non potrà fare a meno di porsi: che microfono devo comprare? Al solito, una domanda semplice, una risposta articolata… Il mondo dei microfoni e un mondo davvero molto vasto, esistono costruttori di ogni tipo, di ogni modello, di ogni categoria, di ogni pezzo ecc…. In mezzo a questa selva di microfoni l’importante è avere dei punti fissi, dei punti cardinali, con i quali effettuare le proprie scelte per evitare di sprecare denaro. La domanda di apertura ci conduce alla solita domanda che risiede un po’ più in profondità: cosa devo ottenere? Qual è lo scopo delle mie registrazioni?

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    Mettiamo subito in chiaro una cosa: ogni microfono ed ogni modello viene concepito dai costruttori per un determinato impiego. Ad esempio esistono microfoni per voce, microfoni per percussioni, microfoni per riprese di strumenti acustici, microfoni più adatti ai concerti o microfoni dedicati allo studio di registrazione.

    Dal punto di vista della resa, quello che cambia, è la capacità di captare meglio suoni deboli o foriti (sensibilità) e la colorazione sonora (risposta in frequenza); ad esempio un microfono dinamico per voce tenderà ad eliminare i bassi e gli altissimi in funzione di una buona risposta sui medi, uno studiato per la cassa della batteria tenderà ad equalizzare il suono in maniera da far risaltare i bassi ed una porzione di medio alti, ecc… In sostanza, spesso, i costruttori tendono a progettare microfoni volutamente non “perfetti” per aiutare il fonico, già nello stadio embrionale della ripresa, ad ottenere un suono già in partenza il più gradevole possibile. Quello che spesso non si dice però è che, con un minimo di creatività… di necessità virtù! Nel mondo dell’audio è sempre vero tutto ed il contrario di tutto.

    Ad esempio, un preziosissimo microfono a condensatore studiato per la voce, in determinati contesti, potrebbe restituire un suono di cassa di batteria particolarmente gratificante. In maniera simile, un microfono concepito per cabinet di chitarra elettrica potrebbe aiutarci a raggiungere un suono di voce unico, singolare, interessante. Partendo da questo presupposto possiamo dire che (e qui so bene di attirare il dissenso di molti miei colleghi) non sempre la scelta di un microfono risulta essere corretta se il microfono è, sulla carta, quello giusto o se è il più costoso. Ovviamente, uno studio di registrazione con determinati budget a disposizione deciderà di investire in una vasta gamma di microfoni, cercando di implementare il proprio parco microfoni in maniera da coprire la maggior parte delle esigenze. Nel caso degli home studio e dell’home recording però, il collo di bottiglia è sempre e comunque il budget. Bisogna infatti cercare di risparmiare il più possibile ed ottenere dei risultati che si avvicinino comunque al professionale. Ora, per un momento, mettiamo da parte queste considerazioni e parliamo di argomenti più tecnici: presto fonderemo le due sezioni dell’articolo…

    Microfoni dinamici ed a condensatore:

    “In natura” esistono diversi tipi di microfoni. Analizzare nel dettaglio ogni singolo tipo di microfono, in base alle classiche schematizzazioni che si utilizzano nei corsi per tecnico del suono professionali, richiede molte ore e molto approfondimento (nel corso per tecnico del suono avanzato di ScuolaSuono.it diverse ore vengono dedicate all’approfondimento ed alla comprensione dell’argomento microfoni analizzando a fondo le diverse categorizzazioni in maniera da scegliere sempre, in qualsiasi circostanza di ripresa, il microfono più adatto alle nostre esigenze). Tuttavia, riassumendo, possiamo dire che la classificazione più significativa, almeno a livello semiprofessionale, è quella che distingue i microfoni in base alla loro tipologia costruttiva.
    La tipologia costruttiva è quella che analizzeremo più nel dettaglio in questo articolo; altre classificazioni ed il loro impiego pratico sono descritte all’interno del tutoria pdf “Riprendere il tuo live -L&R”. La classica distinzione che si fa tra i microfoni dedicati alla registrazione audio e che si possono trovare in commercio è tra: “a condensatore” e “dinamici”. Questi due termini si riferiscono al principio con il quale l’elemento trasduttore trasforma la variazione di pressione acustica in variazione di segnale elettrico.

    I più esperti non me ne vogliano, ma, in due righe, cercherò brevemente di spiegarne la differenza.

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    Nei microfoni a condensatore l’elemento trasduttore è, per chi se ne intende un minimo di elettronica, un condensatore piano a tutti gli effetti: due superfici piane, metalliche e diversamente polarizzate, vengono disposte in maniera parallela ad una distanza di qualche micron. Queste due superfici (le armature del condensatore piano) sono una un pezzetto metallico ancorato al corpo del microfono, l’altra una membrana metallica sottilissima, dell’ordine di qualche micron, posta ad una distanza altrettanto minima dall’altra armatura.

    Con la variazione di pressione acustica che il suono produce nella quiete atmosfera, la sottilissima membrana si muove seguendo esattamente l’andamento che le molecole di aria attorno a lei compiono. Dal momento che le due armature sono caricate in maniera differente, senza entrare nei particolari, possiamo dire che, per il funzionamento del condensatore, una variazione di distanza tra le due armature equivale ad una variazione di tensione in uscita, il segnale audio che riflette l’andamento della pressione acustica, del suono insomma…

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    Non desidero addentrarmi ulteriormente nella trattazione del funzionamento del microfono condensatore, anche se secondo me è uno degli argomenti più interessanti della fonia, ma bisogna ricordare che, il segnale in uscita da questo tipo di trasduttore a condensatore è un segnale piccolissimo che necessita molto spesso di una forte amplificazione al fine di far “masticare” correttamente questo segnale dalle apparecchiature preposte a trattare segnali microfonici (i preamplificatori, come già detto nella lezione 1).

    Lo stadio di amplificazione avviene, nella maggior parte dei casi, attraverso un amplificatore integrato all’interno del corpo del microfono. Questo componente è un componente attivo, quindi necessita di alimentazione. L’alimentazione viene convenzionalmente provvista attraverso lo stesso cavo microfonico che collega il microfono al preamplificatore. Un’alimentazione che scorre nel verso opposto rispetto al segnale microfonico parte dal preamplificatore per raggiungere la amplificatorino inserito nel corpo del microfono. Tale alimentazione viene definita Phantom Power o P 48v. In ogni mixer o nella maggior parte dei preamplificatori è presente infatti un pulsantino con una dicitura P 48 o simile.

    La seconda tipologia costruttiva che in questa sede prendiamo in considerazione è quella dei microfoni dinamici (o a bobina mobile).

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    L’elemento trasduttore del microfono dinamico si basa sul principio che una bobina elettrica (qualcosa che potremmo immaginare come un rocchetto di fil di rame) posta in movimento in prossimità di un magnete (una calamita) genera in uscita una variazione di tensione elettrica proporzionale alla variazione del suo spostamento (per induttanza).

    Il trasduttore dinamico non è altro che un sistema meccanico tale per cui, una membrana sottilissima di materiale plastico alla quale viene ancorata una bobina mobile viene posta in prossimità di una magnete fissato sul corpo del microfono: facendo in modo che l’intero “equipaggio mobile” risulti essere sufficientemente leggero da essere messo in movimento dalle variazioni di pressione sonora nell’atmosfera, in uscita dalla bobina ritroveremo delle variazioni di segnale elettrico proporzionale allo spostamento della bobina mobile e quindi della variazione di pressione atmosferica (suono).

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    Ad un trasduttore dinamico spesso viene abbinato un sistema di amplificazione passiva basato su un componente denominato “trasformatore”, a volte presente anche nei microfoni a condensatore. Il micro segnalino microfonico proveniente dall’elemento trasduttore riceve perciò comunque un’amplificazione (passiva, cioè senza necessità di fonti di alimentazione) prima di poter essere interfacciato ad un preamplificatore microfonico; il microfono dinamico nella maggior parte dei casi non necessita di amplificazione esterna per funzionare mentre, al contrario, la maggior parte delle volte, un microfono a condensatore necessita dell’alimentazione phantom.

    Confronto tra microfoni a condensatore e microfoni dinamici

    Vediamo ora, in sintesi, quali sono le più evidenti differenze tra microfoni dinamici e microfoni a condensatore. I microfoni dinamici vengono spesso utilizzati per sorgenti sonore fragorose: anche una voce umana può essere fragorosa se viene ascoltata a 2 cm di distanza… viceversa, molto spesso, i microfoni a condensatore vengono privilegiati per catturare il suono prodotto da sorgenti sonore più deboli in quanto risultano essere microfoni più sensibili a variazioni di pressione sonora anche minime.

    Una “sorgente sonora debole” è, ad esempio, una viola, un violino, una chitarra classica… ma può essere anche una batteria rock ascoltata da 20 m di distanza… Nell’audio tutto è sempre relativo, ecco perché, per ottenere risultati professionali, in qualità di aspirante tecnico del suono, dovrai necessariamente conoscere un pò di teoria e fare molta pratica (tutte cose, neanche a dirlo, comprese all’interno del corso per tecnico del suono avanzato di Scuolasuono.it)

    Nella pratica:

    Microfoni dinamici spesso vengono impiegati per la ripresa ravvicinata (colse) di strumenti musicali come i tamburi che compongono una batteria, gli amplificatori di chitarre elettriche, voci, percussioni, ecc… Microfoni a condensatore invece vengono spesso utilizzati per riprendere strumenti in approccio “panoramico” ossia in maniera da riuscire a catturare complessivamente ogni suono ed ogni sfumatura proveniente da uno strumento musicale nel suo complesso (una chitarra acustica non emette suono solamente in prossimità delle corde ma, proprio per la sua natura intrinseca di strumento acustico, essa vibra in ogni sua parte, dalle chiavette all’intero corpo passando per il manico…).

    Dobbiamo infatti ricordare che, posizionare un microfono in prossimità della sorgente sonora, significa catturare alcuni particolari di quel suono, ma non il suono complessivo dello strumento. Ad esempio, un microfono posto molto vicino alla bocca, riuscirà a catturare in maniera molto precisa e dettagliata i suoni delle consonanti, e tutto ciò che è suono emesso attraverso la cavità orale; viceversa esso non sarà in grado di catturare con definizione il suono emesso dalla vibrazione della maschera facciale e della testa del cantante nel suo complesso.

    Lo stesso equivale per un amplificatore di chitarra: un microfono posto in estrema prossimità del cono riuscirà a carpire un preciso e determinato particolare della sonorità complessiva. Allontanando lo stesso microfono esso sarà in grado di catturare onde acustiche provenienti dall’intero cono se non dall’intera struttura della cassa. Allontanando ulteriormente il sistema di ripresa microfonico (> 0,5 m) saremo in grado di captare, oltre che il suono diretto dell’amplificatore o della voce, anche l’interazione e la risposta dell’acustica dell’ambiente in cui si trova immerso il cantante o l’amplificatore del chitarrista.

    Articolo originale:
    Corso per tecnico del suono: scegliere il microfono | Scuolasuono.it
     
    8 Giu 2011
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