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Tutorial Corso per tecnico del suono (lezione 3): tecniche avanzate di home recording

Discussione in 'Finalizzazione e Mastering' iniziata da Francesco Nano, 13 Giu 2011.

  1. Francesco Nano

    Francesco Nano Partecipante

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    Ciao a tutti da Francesco nano di ScuolaSuono.it di e benvenuti alla terza puntata del corso per tecnico del suono base.

    Forse in molti di voi vi sareste aspettati che questo corso per tecnico del suono avrebbe preso una piega “diverente”, più tecnica forse. Tuttavia, siccome ritengo che sui forum si sia già scritto molto ed anche di più, e che volendo, in teoria, uno già solo passando alcune ore al giorno spulciando i vari forum in italiano ed in inglese potrebbe raccogliere la maggiorparte delle informazioni necessarie a diventare un fonico preparato, ritengo che in questa sede sia più appropriato approcciare il mestiere del tecnico del suono da un’angolatura diversa dal solito. Voglio dire: con un pò di tempo dedicato a ricercare informazioni in rete su come microfonare la batteria, tutti sarebbero in grado di venirne a capo, ma ci sono alcune cose che nessuno scrive nei forum o, meglio, nessuno scrive in questi termini, radunandole in preziosi articoli monotematici. Sono certo infatti che anche questa puntata possa esserti davvero di grandissimo aituto per avvicinarti ancora di più al mestiere del tecnico del suono con approccio critico e sincero.

    Nella lezione di oggi infatti parleremo di “tecniche avanzate di home recording”. Che cosa significhi questo titolo, francamente, me lo sto chiedendo pure io… tutto sommato però riconosco che, per l’aspirante tecnico del suono come te, alcune considerazioni leggermente più raffinate riguardanti il workflow e l’approccio generale alle varie discipline attinenti la registrazione ed il mixaggio, non siano affatto scontate.

    Le riflessioni che seguono, per quanto possano risultare scontate per gli utenti più esperti, sono in realtà il frutto della mia esperienza personale confrontata con l’esperienza personale di molti professionisti tecnici del suono che ho avuto l’onore di conoscere in prima persona o che ho avuto il privilegio di intervistare all’interno del corso per tecnico del suono di ScuolaSuono.it.
     
    13 Giu 2011
    #1
  2. Francesco Nano

    Francesco Nano Partecipante

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    Corso per tecnico del suono (lezione 3 - B): tecniche avanzate di home recording

    Le macchine non fanno la registrazione:

    Negli ultimi decenni abbiamo assistito all’impennata commerciale relativa al mondo del recording: da quando a fare le registrazioni non sono più soltanto gli studi di registrazione professionali ma sono prevalentemente i tecnici del suono dotati di un home studio personale, le aziende di tutto il mondo si sono lanciate nella profittevole attività di “spennare i nuovi polli”.

    Non passa giorno che sul mercato musicale non compaiano nuove apparecchiature, nuovi microfoni, nuovi outboards, nuovi Plugins, ecc… attenzione, non sto dicendo che per ottenere dei risultati professionali sia inutile investire sulle attrezzature ma, come al solito, propongo una domanda: è davvero fondamentale ampliare costantemente il proprio parco macchine per ottenere musica coinvolgente, ben suonante e che risulti essere “commerciabile”?

    A parer mio assolutamente NO! E ti dirò di più: la maggior parte dei tecnici del suono professionisti la pensa allo stesso modo. Il mitico Sergio Talglioni ad esempio, fonico professionista eccezionale e docente sopraffino all’APM di Saluzzo, scomparso non molto tempo fa, nell’intervista che aveva rilasciato ai miei microfoni si faceva portavoce di questo modo di pensare: “il mondo non parte con Reason, Non parte con Ableton Live…” diceva.

    All’interno di questa intervista troverai anche un’interessante considerazione sul mastering che è “sfuggita” a Sergio e che in realtà vale 10 corsi per sound engineer… (Grazie Sergio, grazie della tua passione, altruismo, carisma.)

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    Ma non è il solo a sostenere posizioni simili: i professionisti, quelli che vivono e lavorano in studio di registrazione, sono i primi ad affermare che, per creare un buon prodotto, apprezzabile dal pubblico e commerciabile, non sia necessario investire in maniera spropositata in attrezzatura. Quello che dicono tutti loro è che è sufficiente un buon microfono, un buon pianificatore, una scheda audio semiprofessionale e tanta competenza tecnica da parte dello staff e del tecnico del suono per poter ottenere risultati a audio entusiasmanti. Poi, ovviamente, nei loro studi si possono spesso trovare apparecchiature costosissime e ultra professionali, ma loro lo ritengono un di più, il suono viene prima delle macchine ultraprofessionali e dello studio più costoso del mondo.

    Tutti i grandi fonici infatti, chi prima chi dopo, sono venuti in contatto con del materiale audio registrato in economia ma con un’energia e una profondità incredibili! La cosa su cui tutti concordano è che per realizzare un buon prodotto audio le cose fondamentali non sono le strumentazioni tecniche ma quello che sta prima: le vibrazioni dell’aria, l’energia musicale…

    Quando c’è una band, un sound, un’idea, un’energia che si trasmette meccanicamente attraverso la propagazione delle onde acustiche, e quando c’è un tecnico del suono con le competenze necessarie ad incanalare questa energia, nel migliore dei modi che ha a disposizione, in un supporto atto alla registrazione, allora ci sono i presupposti per realizzare un album di “successo”, di far emozionare l’ascoltatore. Qualsiasi nuovo microfono, sommattore, plugins esoterico, “miracolizer” audio non potrà mai sopperire alla carenza musicale ed energetica dei brani.


    Viceversa, energia musicale positiva, suonata alla grande, prodotta da musicisti con esperienza, buoni strumenti musicali e gusto, anche se venisse registrata con dei soli sm58 attraverso una scheda audio economica, restituirà un risultato incredibilmente professionale (sempre che lei riprese, il mixaggio ed il mastering vengano filtrati da conoscenze tecniche approfondite come quelle che vengono trasmesse a chi frequenta il corso per tecnico del suono di Scuolasuono.it.

    Ricordati, non sono le attrezzature che fanno il sound, sono i musicisti, i produttori ed il tecnico del suono! Le macchine non c’entrano.
     
    15 Giu 2011
    #2
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  3. Francesco Nano

    Francesco Nano Partecipante

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    Corso per tecnico del suono (lezione 3 - C): tecniche avanzate di home recording

    Preproduzione, live in studio e multitraccia:

    Con un criterio assolutamente analogo, la maggior parte dei tecnici del suono intervistati da me nelle interviste che troverai all’interno del corso per tecnico del suono avanzato, ritiene che le registrazioni migliori siano quelle realizzate in un tempo molto breve, nel quale viene condensata l’energia di tutto il disco e che, al contrario, registrazioni realizzate in tempi molto lunghi, tendono generalmente a peggiorare e a demoltiplicare le potenzialità del lavoro. Lavorare in maniera veloce in studio di registrazione (o nella tua cantina di casa, non ha importanza) non significa buttare su il lavoro in preda alla fretta: significa evitare di snervarsi di fronte ai microfoni ed alle casse a beneficio di un risultato certo.

    Per ottenere un buon “prodotto” nel minor tempo possibile, sfruttando appieno l’ispirazione che risiede nella fluidità di lavoro, il consiglio di molti di questi esperti è quello di condensare la maggior parte delle energie nella preproduzione: il lavoro che viene svolto prima che i musicisti vengano registrati.

    Poniamo il caso di una rock band: il tecnico del suono che si occuperà di registrare questa band, in assenza di un produttore artistico (cioè il 99% delle volte), dovrà essere lui ad effettuare la preparazione alla registrazione con la band; questo implica passare assieme delle serate a prove, partecipare con autorità nelle scelte stilistiche, soniche, di arrangiamento dei brani, degli strumenti, ecc… Il tecnico del suono, oggi come oggi, quando lavora su progetti di terze persone, non può permettersi di rimanere asettico, barricato dietro al suo mixer o alla sua interfaccia audio, nella speranza che la registrazione funzioni bene.

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    Oggi, in Italia, il ruolo del produttore artistico, come ha confermato Enrico La Falce nella sua intervista, è praticamente scomparso al contrario di quanto avviene in molti altri paesi d’Europa e del mondo in cui la musica viene ancora considerata come qualcosa di serio dalla maggior parte delle persone. Il tecnico del suono perciò deve essere psicologicamente preparato ad essere lui stesso punto di riferimento e guida artistica delle band che registra e, per diventare un punto di riferimento, occorrono 2 cose: la preparazione teorica e teorico/pratica (che a questo punto sai già dove reperire…) e l’esperienza. Della prima me ne posso occupare io col mio corso per tecnico del suono, ma della seconda sarai tu a dover trovare il modo, la strada, la via migliore per acquisirla (anche a costo di guadagnare solo esperienza ed aria per i primi lavori!!!).

    In definitiva possiamo dire che: il lavoro di preproduzione determina, in realtà, la buona riuscita di un disco per l’80% !

    Se questa fase è portata avanti con criterio, con competenza, puntando molto a lavorare sulla band prima della registrazione, il lavoro di tracking, ossia la fase di acquisizione audio vera e propria, risulterà essere gradevole, piacevole, ispirante. Viceversa, se la band dovesse giungere impreparata alla fase di registrazione (il che significa non avere le idee chiare sulle strutture dei brani, sull’arrangiamento, sui suoni e sulle parti suonate) la fase di acquisizione risulterà essere pesante, snervante, noiosa, eccetera.

    È pur vero che oggi come oggi le tecnologie che ci vengono messe a disposizione ci permettono, in maniera assolutamente semplificata rispetto quello che succedeva fino a qualche decennio fa, di creare takes perfette grazie al lavoro di editing (ossia le capacità che ci danno i sequencer come Protools, Cubase, Logic, Repaer, ecc.. di effettuare le operazioni taglia, copia, incolla). Il rovescio della medaglia è che, con tutta questa “libertà”, si finisce per registrare 10 o 15 takes per strumento per ogni canzone rimandando il lavoro di perfezionamento musicale alla fase di editing che, in realtà, sarebbe deputata all’ottimizzazione più che al restauro musicale…

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    Ti sembra libertà, sinceramente, questa? Certo che lo è, ma questi strumenti devono essere utilizzati nel modo corretto, non per far suonare dritto un batterista storto… quello è un lavoro che deve fare il batterista durante le ore di studio del suo strumento. Allo stesso modo, l’editing non deve servire per far “andare assieme” i componenti della band: questo è un obiettivo da raggiungere a prove, non durante la registrazione!

    Bada bene, te lo dice uno che ci è passato, uno che, attratto dalle potenzialità di Protools, ha preferito per lungo tempo registrare i musicisti chiedendogli di rifare 10 volte ogni singola parte, tant’è che, all’interno del corso per tecnico del suono avanzato, troverai anche diverse ore di lezioni molto approfondite sulle tecniche avanzate di editing (compresi tutti i segreti del mestiere senza veli e senza inganni) che ti spiegano come restaurare una performance musicale dalla a alla zeta…

    Tuttavia si cambia, si cresce, e nel tempo le cose che ritenevamo date per scontate, a volte, vengono rimesse in discussione da nuove esperienze, da nuovi avvenimenti e dal contatto con le persone più esperte di noi, e questo vale anche per me!

    Ritornando a noi, il concetto è: investire molte energie nella fase di preproduzione (investimento a basso costo) per risparmiare tempo, energia musicale e denaro nella fase di registrazione e missaggio (investimento ad alto costo) . Una band che arriva preparata alle sessioni di registrazione garantisce al tecnico del suono un lavorare fluido, appagante, incredibilmente ispiratore o, a beneficio di tutti, della band in prima persona, della registrazione, del lavoro finale che uscirà da quello studio.

    A mio avviso, una band risulta essere pronta per entrare in studio di registrazione quando le registrazioni in diretta fatte in sala prove con un registratorino mp3 riescono ad emozionare chi le ascolta. E’ un criterio di valutazione semplice: registra in sala prove, fai sentire agli amici ed ai parenti, se vedi che quel materiale emoziona, pur essendo ripreso in maniera economica, allora è il momento di iniziare a fare sul serio e di entrare in fase di produzione nello studio di registrazione!

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    Il tecnico del suono che deve registrare una rock band ha a disposizione due approcci fondamentali: registrare un live in studio oppure concentrarsi sulla registrazione multitraccia strumento per strumento. A questo punto le opinioni che ho raccolto dai vari professionisti si dividono: c’è chi preferisce lavorare partendo da una registrazione “veloce” della band che suona in contemporanea per poi andare a sostituire strumento per strumento in sessioni di registrazione dedicate, c’è chi preferisce (e chi alla possibilità di) registrare tutti i musicisti nello stesso momento, ognuno microfono nel suo boot o sala di ripresa, c’è chi utilizza i due metodi combinati, ma in definitiva la fase di tracking è caratterizzata dal modo di lavorare il fonico e del produttore (spesso la stessa persona).
     
    15 Giu 2011
    #3
  4. Francesco Nano

    Francesco Nano Partecipante

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    Corso per tecnico del suono (lezione 3 - D): tecniche avanzate di home recording

    In linea di massima però possiamo dire che, registrare tutti gli strumenti assieme, ha il potente vantaggio di mantenere intatto il sound e lo spirito della band, ma è necessario uno studio di registrazione dotato di molti ambienti insonorizzati per registrare i vari strumenti assieme. Viceversa, lavorare a strumenti separati, garantisce una maggior precisione e cura nei dettagli di ogni parte suonata, lo si può fare agevolmente i qualsiasi home studio semi professionale ma allunga si corre sempre il rischio di incappare nella “libertà” in cui i software di oggi ci imprigionano se non si tiene alta la guardia… (quante ore di inutile editig ho sprecato nella mia vita, se solo avessi saputo prima queste cose, se solo qualcuno me le avesse dette, se solo avessi saputo ascoltare… c’è di mezzo achee l’umiltà in questo discorso). Infine esistono metodi di lavoro misti: ognuno ha il suo, ogni produzione è diversa dalle altre, ogni giornata è una giornata a sé.

    Ad ogni modo, qualsiasi sia il metodo da te preferito, la cosa fondamentale è curare la preproduzione!!!

    Metronomo e timeline:

    In maniera praticamente inaspettata, negli ultimi tempi sono venuto in contatto con produttori e tecnici del suono che, presentando una certa dose di nostalgia, sono soliti lavorare “alla vecchia,” senza essere vincolati alla griglia della timeline del sequencer e privilegiando il beating umano.

    Molti infatti sono gli esperti che fino ad oggi hanno smontato il mio vecchio approccio al montaggio ed all’editing; alcuni di loro, fra cui Michele d’Anca ed, in parte, Sandro Franchin, mi hanno stupito facendomi ragionare sul fatto che, molto spesso non utilizza nemmeno il metronomolasciando al batterista il suo completo compito primordiale… “tanto, se ti serve MIDI, puoi tranquillamente rimappare la timelie del tuo sequencer per adattarlo al batterista…”

    Quello che per me era un requisito fondamentale, per come avevo imparato ed interpretato io il mestiere della registrazione, l’utilizzo del metronomo, alcuni dei professionisti più accreditati che ho conosciuto, in determinate circostanze, preferiscono addirittura escluderlo, estrometterlo dal lavoro. Non sto parlando di jazz, sto parlando di rock, di rock’n'roll, di musica leggera e insomma…

    Tuttavia, fino ad oggi, non mi è mai davvero capitato di avere la possibilità di registrare una band escludendo a priori l’utilizzo del metronomo: sarà la mia insicurezza, saranno le bands con cui ho avuto la possibilità di lavorare, sarà che sono uno scettico, ma io preferisco comunque il buon vecchio metodo metronomico.

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    Diciamo che io generalmente, in caso di lavoro in studio, non di live ovviamente, lavoro così: acustica e voce, ascolto le canzoni, prendo nota delle strutture, decidiamo assieme alla band il beat del brano, e configuro la mia sessione di Protools. Subito, attraverso l’utilizzo dei markers (piccoli cartellini stradali che puoi appiccicare sulla timeline della tua song), prendo nota di dove incominciano le varie parti salienti di un brano (intro, strofa 1, chorus 1, strofa 2, assolo, ecc….).

    Quando ritengo che la sessione sia stata preparata in maniera adeguata allora mi dedico alla registrazione delle tracce pilota: potrebbe essere un live in studio in cui tutti i musicisti suonano assieme, registrando in multitraccia in maniera che, in un secondo momento, si possano rifare le singole parti dei vari musicisti, ma potrebbe essere anche una sola chitarra acustica e voce. Spesso infatti mi è capitato di lavorare a progetti anche rock e pop in cui il batterista si è trovato a dover suonare per primo, immaginandosi il sound dell’intera band, e suonando la sua parte sulla sola acustica… non dico che questo sia il metodo migliore, anzi! Il fatto è che alcune volte non ho proprio avuto la possibilità di approcciare il lavoro in maniera differente. Si fa anche questo se è necessario, se si può evitare è meglio!

    Potresti anche scegliere di fare un lavoro misto: una sessione pilota di chitarra e voce, una sessione pilota registrando basso e batteria, un’altra sessione pilota per registrare chitarre e tastiere… come ben sai, oggi come oggi, credo molto nel potere della preproduzione e dunque, al contrario di ciò che avrei pensato anni fa, oggi un approccio del genere non lo ritengo affatto una perdita di tempo: si registra tutto alla veloce” una prima volta, poi si riregistra tutto meglio andando a sostituire i vari strumenti in multitraccia (nel frattempo vengono fuori idee, si può modificare la struttura del brano, i vari musicisti suonano la parte da registrare ascoltando effettivamente una band che suona assieme a loro anche se nel tuo studio non sei provvisto di molti locali da adibire alla registrazione dei singoli strumenti in contemporanea, i benefici sono tanti, basta saperli trovare…). Se ci si ritrova nella condizione di dire “come l’ho suonata la prima volta non verrà più” la maggior parte delle volte è un problema del musicista, non dell’ispirazione, e torniamo al discorso che, prima di iniziare a registrare, bisogna conoscere le proprie parti!!!

    L’utilizzo del metronomo ti consente di essere agevolmente operativo nel caso in cui tu voglia integrare del MIDI all’interno delle tue registrazioni (per chi ancora non sapesse che cosa si intenda con l’acronimo MIDI -- Musical Insrument Digital Interface -- , in sintesi, è la capacità di programmare un sequencer in maniera che sia esso stesso l’esecutore di alcune parti musicali come ad esempio ritmiche elettroniche, pad o parti di tastiera o di sintetizzatore, effetti sonori, ecc…).

    L’operazione di rimappare la time line in funzione del batterista è un’operazione delicata da fare e, sinceramente, dal mio punto di vista, sconsigliata ai principianti. Inoltre è un modo di lavorare adatto a musicisti che davvero suonano bene, e alle situazioni in cui il suono della band non è un’accozzaglia di singoli parti strumentali ma è realmente un tutt’uno. Puoi utilizzare questo approccio, ma ti consiglio prima di farti molta esperienza sul metodo classico, con il metronomo impostato all’interno del tuo programma per la registrazione audio.

    La fase del mixaggio:

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    … E qui si apre un capitolo: me la prendo alla lontana ma vedrai che alcuni concetti e torneranno utili a breve nella pratica.

    Anche in questo caso non aspettarti che in questa sezione si parli di trucchi di mixaggio o di tecniche specifiche: parliamo del concetto di mixaggio in generale. Per arrivare a parlare di mixaggio però desidero prima rendrti partecipe di una delle mie fondamenta nel lavoro di registrazione: in una band è necessaria una leadership!

    Lo ripeto, una band ha bisogno di un leader, di una coppia di leader, o al massimo di un triunvirato. Scordati la possibilità di portare a termine con successo un mixaggio fatto assieme a tutti i componenti di una band: La chitarra sarà sempre troppo bassa, la cassa della batteria si sentirà sempre troppo poco, la voce del cantante non sarà mai al livello giusto, ecc… non esiste! Il mixaggio lo fa il produttore. Non lo fanno i dilettanti allo sbaraglio…

    Pensa bene, se tutti tuoi arti avessero ognuno un cervello indipendente, probabilmente passeresti la maggior parte del tuo tempo immobile in preda a un mondo di movimenti scoordinati. Lo stesso vale per la produzione musicale: il multitraccia è stato acquisito, ora bisogna solo perfezionarne i suoni… per fare questo è necessaria una visione globale ed insieme professionale. All’interno di una band c’è un produttore artistico o una persona che abbia queste capacità di visione globale e che sappia trasmettere questo concetto al tecnico del suono? Se la risposta è sì allora questa persona, e solo questa, è ammessa alla sessione di mixaggio.

    Se la risposta è no il mixaggio lo fa il tecnico del suono da solo in studio con le sue casse, i suoi plugins, i suoi modi e tempi di lavoro. Io lavoro così per la maggior parte delle volte: creo il mixaggio per conto mio, lo faccio ascoltare alla band, chiedo alla band di eleggere un referente unico per interfacciarsi con me, un portavoce di tutti, lo invito nel mio studio ed, assieme, facciamo le ultime modifiche. Non esiste che tutta la band venga in studio a mixare! Il mix è appannaggio completo del tecnico del suono ed eventualmente del produttore. Sette cervelli che lavorano sullo stesso materiale musicale non potranno che peggiorarlo perché ognuno cercherà di portare acqua al proprio mulino quando invece un buon bilanciamento, un buon missaggio, è realizzato proprio con l’intento di far suonare tutto al meglio cercando di creare un’armonia sonica.

    Quanti direttori hanno le orchestre? A me risulti che si parli sempre di direttore d’orchestra, non di direttori d’orchestra… poi chiaramente i musicisti fanno il loro, suonano la loro parte, mettono anche la loro quota di interpretazione la loro, variazione la loro, umanità, ma la direzione orchestrale è deputata ad un’unica persona che, anche forse il peggior direttore orchestrale del mondo, avrà sempre più possibilità di ottenere un risultato migliore che se venisse affiancato da altri direttori che dirigono assieme a lui in contemporanea.

    Capito?

    Se invece tu, in qualità di tecnico del suono, desideri fare un ragionamento meramente speculativo sulla registrazione e sul mixaggio di una band, potresti anche invitare tutta la band a partecipare al mixaggio forte del fatto che il numero delle ore, e quindi il costo che il gruppo dovrà sostenere, di certo aumenterà… ma questo non è il mio modo di lavorare!
     
    15 Giu 2011
    #4
  5. Francesco Nano

    Francesco Nano Partecipante

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    Corso per tecnico del suono (lezione 3 - E): tecniche avanzate di home recording

    Il mastering:

    Della definizione di master in ciò copiamo nella lezione sei che trovi a questo link:

    Che cos'è il mastering? | Scuolasuono.it

    Sorrido sempre quando sento che in uno studio si effettua registrazione, mixaggio e mastering dei proprio lavori…

    Certo, è sempre possibile effettuare delle operazioni di compressione ed equalizzazione su un materiale audio stereo in uno studio di registrazione, potrei usare degli outboards particolari se ce li ho, oppure potrei usare dei plugins, il concetto è che il mastering serve per ottimizzare, e che solamente in parte, diciamo per il 10%, risulta essere un’operazione creativa.

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    Mi domando: che senso ha masterizzare in autonomia un lavoro mixato da se stessi? Certo, risparmiare, provare, dimostrare, ma idealmente a mio avviso il mastering dovrebbe essere una fase curata da un’altra persona, una persona che non è coinvolta emotivamente nella produzione, nella registrazione o nel mixaggio di quei brani e che abbia le “orecchie fresche” al lavoro.

    Ovviamente conta molto l’esperienza, ma so che anche ad alti livelli si utilizza questo concetto: se io ho mixato dei brani il mio cervello, il mio orecchio, e ormai è abituato ad ascoltarli ed a sentirli in un certo modo ed è molto probabile che, quand’anche la mia strumentazione e la mia struttura mi consenta effettivamente di effettuare l’operazione di mastering nel miglior modo possibile (e comunque queste strutture sono davvero poche) la mia emotività ed il mio cervello non mi aiuteranno ad ottimizzare rapidamente il prodotto che ho appena finito di mixare.

    Sì, posso schiacciare, posso comprimere, posso equalizzare, posso spippolare, ma quale incredibile vantaggio dalla possibilità di far avere quel materiale ad un altro tecnico del suono, far ritoccare ed ottimizzare ad un’altra persona il mio lavoro? Ce ne sono tanti di vantaggi…

    Ovviamente la persona deve avere esperienza, deve essere un professionista, devo sapere che ha già effettuato lavori simili o che comunque sarà in grado di portare a termine un buon lavoro senza farmi sprecare del denaro… il mio concetto è questo: se non posso permettermi un mastering costoso e super professionale ad altissimo livello in strutture accreditate, sapendo che il mio lavoro passerà per le mani giuste, preferisco 10 volte dare da masterizzare il mio mix ad un altro studio di mixaggio professionale, dotato di ascolti (ed almeno software) sufficientemente professionali piuttosto che cimentarmi io stesso nella fase di ottimizzazione finale del sound dei brani.

    Sono troppo legato a quell’opera. È carne della mia carne, in quel mixaggio c’è la mia anima, c’è la mia arte, c’è la mia persona: come faccio ad essere obiettivo? Il mix è un lavoro artistico al 90%; il master in è un lavoro tecnico al 90% e solo un 10% lo possiamo considerare artistico…

    Ma pensi che sia il regista che decide il final cut del suo film?? Neanche per idea, lui è troppo legato al suo girato, alle emozioni provate durante le riprese, alle sue sclte visionarie… Il film deve vendere ed il montatore, da occhio “esterno”, avrà maggiori probabilità di fa uscire un’opera d’arte dal suo montaggio piuttosto che l’ego del regista.

    Sarà forse la mia inesperienza che mi porta a ragionare in questi termini, di certo tecnici del suono molto più esperti di me sono in grado di astrarsi durante la fase di mastering dei loro brani e realizzare degli ottimi capolavori anche in piena autonomia.

    Tuttavia ritengo che l’intervento di un’altra persona competente su quell’opera musicale, di un tecnico che si occuperà della fase di mastering, potrà apportare maggiore energia, ai brani.

    Stiamo sempre valutando figure tecniche qualificate, non stiamo parlando di dare in mano il tuo brano al primo ragazzino che passa… ma il fatto stesso che il brano passi per le mani di un’altra persona competente, con la sua storia, con le sue procedure tecniche, con la sua persona, con la sua competenza non potrà che a portare energia positiva ai brani ed al progetto secondo me.

    Poi, dobbiamo risparmiare? Va bene, una compressione ed una equalizzazione la possiamo anche fare in studio… però, potendo, io sceglierei di dare i brani da masterizzare ad un altro tecnico del suono ed eventualmente ricambiare il favore martirizzando i suoi lavori, se c’è effettivamente un rapporto di reciproca fiducia e stima professionale.

    Bene, ho sproloquiando abbastanza. Per oggi direi che è tutto, ne abbiamo dette di cotte e di crude e mi sa che tutto ciò non contribuirà a fare di me un tecnico del suono amato dai colleghi, ma chi se ne frega? A me interessa che tu possa valutare anche la mia campana, una campana spesso fuori dal coro, e poi ragionare con la tua testa. Il mio goal è quello di aiutarti a crescere nella tua professionalità, non di farmi bello davanti agli occhi dei colleghi più o meno esperti di me…

    Ti saluto, ti rimando al prossimo articolo del corso per tecnico del suono gratuito promosso da Scuolacuono.it in cui affronteremo il delicato argomento di come monetizzare la tua attività di tecnico del suono. Anche qui, credo che mi attirerò i dissensi dei più, ma io scommetto su di te e sulla tua nuova attività di fonico!

    Con affetto

    Francesco Nano


    Risorse di approfondimento e di supporto a questo articolo:

    Corso per tecnico del suono
     
    15 Giu 2011
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