Riconoscere ad orecchio una modulazione in un brano, e capirne l'intervallo. Voi ci riuscite?

Discussione in 'Composizione e Arrangiamento' iniziata da Lupin III, 18 Mag 2017.

  1. Lupin III

    Lupin III Utente Molto Popolare

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    perché io no. Ma mi piacerebbe molto. Faccio molta fatica in certi casi a percepire il cambio tonalità a orecchio e ancor di più a capire in quale tonalità si sposta il brano. Se non vengo avvertito prima che nel pezzo c'è una modulazione, al 90% non me ne renderei conto. Eppure non penso di avere un cattivo orecchio, l'ho sempre allenato suonando la chitarra e tastiera...

    Voi ci riuscite?
     
    18 Mag 2017
    #1
  2. SagZodiac

    SagZodiac Vincitore Canzone del Mese Moderatore Utente VIP

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    Il fatto di suonare aiuta ma se non hai mai allena l'orecchio a riconoscere una modulazione, non la riconosci.Sono cose che vanno allenate, credo.Personalmente non trovo difficoltà a riconoscere un cambio di tonalità, magari non so in che tonalità sono, ma quando sento un brano e sento una tonalità creo un associazione di immagine, sapore, sensazione, e percepisco il cambio.
     
    Last edited: 18 Mag 2017
    18 Mag 2017
    #2
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  3. ImLobo

    ImLobo Eroe del Forum

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    te ne accorgi a sensazioni.... a meno che non sia una melodia semplice, tipiche delle canzoni moderne
     
    18 Mag 2017
    #3
  4. ramseset

    ramseset Eroe del Forum

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    Sinceramente per me è il contrario ovvero se sento un brano...vero magari non capisco l'accordo...anche perché se voglio capirlo lo faccio con la tastiera...comunque se sento un brano mi accorgo se ci sono stonature o melodie o modulazioni non gradevoli all'orecchio...tutto qui:LOL:
     
    18 Mag 2017
    #4
  5. GenDy

    GenDy Colonna del Forum

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    ci vuole un costante allenamento. il metodo per sviluppare le capacità si chiama ear training ;)
     
    18 Mag 2017
    #5
  6. cavaliereinesistente

    cavaliereinesistente Eroe del Forum

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    Solfeggio cantato, ragazzi... sono le basi. Imparare a cantare, e quindi riconoscere, gli intervalli. Io credo che il 99% delle domande in questa sezione trovino la loro risposta in pochi mesi di studio di teoria e solfeggio.
     
    19 Mag 2017
    #6
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  7. Frussis

    Frussis Vincitore Canzone del Mese Utente VIP

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    Una volta (e forse ancora ora) i primi tre anni di conservatorio, comuni a tutti, indipendentemente dallo strumento che poi ciascuno scegliesse di studiare, erano di "teoria, solfeggio e dettato", le basi ritenute necessarie per imparare la "sintassi musicale" ed acquisire progressiva familiarità ... con note, figure ritmiche, metrica, intervalli, scale, chiavi, modulazioni (appunto), e cosi via.
    Come in tutte le cose che si vogliono apprendere bisogna dedicarci tempo, studiare la teoria, fare pratica, allenamento ... poi la predisposizione fa la differenza, c'è chi ha l'orecchio assoluto, chi ha più musicalità e impara prima, chi ha bisogno di più tempo.
     
    19 Mag 2017
    #7
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  8. cavaliereinesistente

    cavaliereinesistente Eroe del Forum

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    Senza voler sembrare antipatico, e con tutto il rispetto per @Lupin III che ha posto una domanda perfettamente legittima e tutto sommato non banale, e magari sta pure studiando, mi limito ad osservare in via generale come spesso passino messaggi del tipo "per fare musica elettronica/pop/rock il solfeggio non è indispensabile, la teoria serve a poco, l'armonia pure, Pinco Pallino vende miliardi di dischi senza saper leggere una nota, Louis Armstrong diceva che le note sul pentagramma erano cacche di mosca, conta la creatività, le regole sono fatte per essere infrante"...
    Però poi le domande sono sempre le stesse: che note uso? Che accordi uso? Che scala uso? Come faccio a capire la tonalità di un brano? Come faccio a scrivere melodie o armonie non banali? Come riconosco una modulazione?
    Direi che, per chi sta affrontando da novizio questo mondo, vale la pena rifletterci.
    Per venire alla domanda specifica, per riconoscere una modulazione non basta purtroppo "avere orecchio". Bisogna avere un orecchio educato a riconoscere gli intervalli (e questo si ottiene col solfeggio cantato, e suonando tanto da spartito), individuare i centri tonali, avere chiare in maniera mnemonica le relazioni tra i gradi della tonalità; a quel punto capire che un centro tonale è cambiato, e qual è quello nuovo, diventa un automatismo naturale.
     
    19 Mag 2017
    #8
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